L'
ASSICURAZIONE TRA FRODI E LEGALITA'
Intervento del Presidente dell’Isvap
Prof. Giovanni Manghetti
al Convegno organizzato dall’ANIA sul tema “L’Assicurazione
tra frodi e legalità”
Villa Romanazzi Carducci
Bari, 27 novembre 2000
Il tema della frode nelle assicurazioni immagino
sia stato ampiamente illustrato nelle relazioni che mi hanno preceduto,
vorrei, quindi, per questa ragione concentrare l’attenzione
immediatamente sul fenomeno della frode nell’assicurazione r.c.auto
che è il settore più degli altri maggiormente colpito
da condotte di tipo criminoso.
Il sistema della assicurazione obbligatoria della r.c.auto è
un sistema “in crisi”, che presenta al suo interno profonde
contraddizioni ed incongruenze.
Qual è la contraddizione fondamentale che balza agli occhi
dell’opinione pubblica e che costituisce oggetto continuo non
solo di dibattito ma di aspra polemica?
Dalla liberalizzazione ad oggi le tariffe r.c.auto sono costantemente
e significativamente aumentate mentre, in parallelo, tutte le imprese
continuano a registrare nel ramo forti perdite.
E ancora: da un lato la spirale costi-tariffe continua ad avvitarsi
verso l’alto; dall’altro solo una parte dei premi incassati
ritorna ai danneggiati sotto forma di risarcimento vero e proprio
di danni subiti rimanendo la parte restante in buona misura condizionata
da quel sistema endemico di rendite di posizione più volte
denunciato dall’Istituto.
Una delle molte e complesse cause strutturali che incidono sul sistema
della r.c.auto è senz’altro rappresentata dalla esistenza
di fenomeni e comportamenti fraudolenti.
Il fenomeno delle frodi incide doppiamente sui risultati di gestione
del ramo r.c.auto: sinistri falsi e artatamente gonfiati da un lato
e polizze ed attestati falsi dall’altro comportano per le imprese
rispettivamente maggiori esborsi e minori introiti rispetto al fabbisogno.
L’indagine che l’Isvap conduce annualmente sulla base
dei dati forniti dalle imprese e relativi ai sinistri ritenuti dalle
stesse imprese riconducibili a fenomeni fraudolenti evidenzia che
nell’anno 1998 il numero dei sinistri r.c.auto ammonta a 155.550;
in termini di importi liquidati si è passati dai 409 miliardi
del 1997 ai 454 miliardi del 1998.
Che cosa emerge dai dati relativi al 1999? L’Isvap è
in grado di anticipare i primi risultati delle elaborazioni, in corso
per l’intero mercato, relative alle prime 15 imprese aventi
un peso pari al 68% dei premi. Da tali dati si evince che:
1) L’incidenza di tali sinistri rileva per il 3,39% dei numeri
e per il 2,45% degli importi (a fronte del dato 1998 relativo all’intero
mercato pari rispettivamente a 3,1% e 2,4%);
2) Il peso dei sinistri è maggiore per le imprese più
grandi. In effetti per le prime cinque imprese l’incidenza sui
numeri è pari al 4,58% e quella sugli importi al 3,25%.
3) Quanto alla distribuzione per aree geografiche si rileva una incidenza
sui numeri di circa l’1% per l’Italia Settentrionale e
Centrale, dell’8,8% per l’Italia Meridionale.
L’importo complessivo dei sinistri coinvolti ammonta a 343 miliardi
di lire.
Se quello fin qui esaminato è lo scenario occorre pensare ai
rimedi, intensificando quelli già apprestati ed individuandone
di nuovi.
L’organizzazione di questo Convegno da parte dell’Associazione
di categoria, che ha chiamato a discutere di frodi e legalità
in ambito assicurativo i soggetti pubblici e privati deputati alla
risoluzione dei problemi, è di per sé sintomatica di
un cambiamento di approccio.
Dove è la novità? Essa sta nel voler far chiarezza sulla
gravità del fenomeno con il concorso di tutte le strutture
e istituzioni interessate.
Innanzitutto, c’è un ruolo delle imprese. Esse sono chiamate
a svolgere un ruolo attivo sempre più pressante su tutta la
catena liquidativa.
Occorre una intensificazione dei controlli sul sistema liquidativo
periferico così come è indispensabile rafforzare il
coordinamento dei controlli attraverso uffici “ad hoc”
presso le singole imprese in grado di dialogare con le istituzioni.
Una fase delicatissima della catena che va considerata per sradicare
comportamenti fraudolenti è quella delle perizie relative ai
danni alle cose.
Accertamenti ispettivi hanno mostrato che trascorre un lasso di tempo
eccessivo tra il sinistro e la perizia svolta dall’assicuratore.
Non può essere trascurato il fatto che la visita del perito
è la prima espressione dell’impresa nei confronti del
danneggiato, è il primo atto concreto che l’assicuratore
svolge in ordine al sinistro: una volta che la perizia è considerata
necessaria, quanto prima la perizia si effettua tanto più si
conseguono positivi e benefici effetti. Il primo è che il danneggiato
si sente preso in giusta considerazione e non abbandonato a se stesso.
Questa sensazione di “abbandono” è psicologicamente
pericolosa perché quando la disattenzione si protrae il danneggiato
può essere indotto a “rivalersi” nei confronti
dell’impresa sul quantum del risarcimento ovvero ad affidare
la gestione della pratica a legali, consulenti, periti di infortunistica
ecc., a quel troppo ridondante mondo che prospera intorno all’”industria
del sinistro”. Ciò, con ogni evidenza, dà origine
a costi di intermediazione che vanno poi a gravare sull’entità
del risarcimento. Ma, oltre al ricorso alla assistenza legale, onerosa
ma legittima, il danneggiato trascurato può anche ricorrere
a procedure disinvolte che costituiscono l’humus per l’affermarsi
di pratiche truffaldine.
Una perizia tempestiva ed equa, invece, rinsalda la fiducia del danneggiato
nei confronti dell’assicuratore, predispone l’animo ad
una corretta transazione, può evitare il radicalizzarsi delle
pretese dovuto alla presenza di intermediari nel risarcimento che,
per valorizzare il loro ruolo, enfatizzano ogni minimo danno. Può
evitare altresì il sorgere di lunghi contenziosi e dei relativi
costi che vanno poi a danno di tutti i consumatori, senza contare
che il perito può anche far sottoscrivere un “concordato
preventivo”, un atto cioè di conservazione del valore
del risarcimento che eviti, in tal modo, “superfetazioni”
successive nelle richieste.
Il tema, giova sottolinearlo, è di grande rilevanza e l’Istituto
sta lavorando ad una circolare sui tempi di affidamento del mandato
peritale e sui tempi di restituzione della perizia che razionalizzino
l’attività peritale e conducano a liquidazioni più
celeri.
In questo contesto è evidente il ruolo importante che assume
la figura del perito. Anche qui occorre un deciso passo in avanti:
sia, nei termini già accennati, di maggiori controlli da parte
dell’impresa che affida l’incarico peritale sia sotto
il profilo di una sempre maggiore professionalità del perito
e di una piena comprensione della rilevanza del proprio ruolo nel
delicato iter di accertamento e liquidazione del sinistro.
In proposito l’Istituto ritiene necessario che si pervenga alla
elaborazione di un unico codice deontologico per l’intera categoria.
Il conformarsi scrupolosamente ai principi di moralità ed efficienza
enucleati nel codice potrà influire positivamente sulle condotte
professionali e contribuire a migliorare, anche per questa via, i
rapporti assicurativi.
Nella catena liquidativa va sottolineato il ruolo dei medici legali
nei sinistri con danni alla persona.
Il medico legale, sia esso fiduciario dell’impresa di assicurazione
o del danneggiato, è infatti il soggetto chiamato a fornire
la prima, fondamentale, valutazione della effettiva entità
del danno, senza “sbandamenti” in relazione ai differenti
mandanti.
Il rigore scientifico e la serietà deontologica di una perizia
medico-legale che rifletta solo e soltanto la realtà della
lesione è il presupposto imprescindibile per una corretta valutazione
del danno.
Che può fare l’Organo di Vigilanza più specificamente
per sottoporre a controllo la catena liquidativa?
Il dibattito svoltosi al Tavolo di Concertazione sul tema r.c.auto
ha condotto alla individuazione di un progetto coerente di riforme
strutturali in grado di incidere efficacemente anche sul fronte delle
truffe assicurative.
Indispensabile è stata da tutti giudicata l’approvazione
della proposta dell’ISVAP di introdurre nell’ordinamento
lo specifico reato di “Dichiarazioni o azioni fraudolente volte
a conseguire una prestazione assicurativa”, in quanto efficace
strumento di prevenzione oltre che di repressione dei fenomeni fraudolenti.
La lesione degli interessi dell’intera mutualità degli
assicurati giustifica la maggiore gravità della pena prevista
nonché la perseguibilità d’ufficio e non più
a querela di parte del reato.
Fondamentale è il ruolo che dovrà svolgere, in un’ottica
di coesione e di coordinamento funzionale dei diversi soggetti interessati,
la Banca dati sinistri istituita presso l’ISVAP e quindi resa
obbligatoria.
La previsione di una Banca dati antifrode presso l’Istituto
costituisce un’occasione di enorme importanza nella lotta alle
truffe assicurative. Un’occasione da non perdere.
La raccolta sistematica dei dati relativi ai sinistri nello standardizzare
i dati raccolti solleciterà indirettamente un più adeguato
livello di informatizzazione da parte di tutte le imprese. La standardizzazione
delle informazioni produrrà una più efficace individuazione
dei fenomeni fraudolenti con ricerche ed analisi sempre più
approfondite e specifiche.
La Banca dati nel tempo potrà accrescere la sua efficacia divenendo
uno strumento che pro-attivamente sarà utile per prevenire
i fenomeni fraudolenti, “imparando” dagli stessi ed evolvendosi
di pari passo con l’affinamento delle tecniche di frode.
Non vi è dubbio quindi che la Banca dati possa svolgere un
servizio prezioso per il Paese consentendo alle Forze dell’ordine,
alla Magistratura e alle stesse imprese di acquisire, nei casi in
cui vi sia “fumus” di frode, utili informazioni sui veicoli
sinistrati e sui soggetti coinvolti così da poter smascherare
comportamenti fraudolenti. Ma ciò esige che le istituzioni
non trovino ostacoli nei vincoli della privacy.
Ancora, mi preme sottolineare che l’operatività della
Banca non potrà essere limitata all’area sinistri ma
dovrà estendersi a quella, altrettanto nevralgica, della assunzione
dei contratti r.c.auto.
La individuazione di documenti assicurativi (polizze e attestati)
falsificati ricopre grande importanza nella lotta alle frodi assicurative
e non deve essere sottovalutata.
Non si deve dimenticare del resto che una falsa copertura assicurativa
equivale all’assenza della copertura stessa e che in caso di
sinistro il peso economico del risarcimento andrà a gravare
sul Fondo di Garanzia Vittime della Strada e quindi, in ultima istanza,
su tutti gli automobilisti.
Non a caso l’abusivismo assicurativo è un tema all’attenzione
costante dell’ISVAP che ha effettuato nel corso dell’anno
ben 28 accertamenti ispettivi in materia di sospetto esercizio dell’attività
assicurativa abusiva ed ha proposto il rafforzamento dell’attuale
disciplina sanzionatoria con la previsione di specifiche sanzioni
penali.
Serve anche fare una valutazione sulle cause più generali di
crisi del settore. L’avvitamento verso l’alto della spirale
costi-tariffe ha contribuito ad inquinare il rapporto tra utenza ed
assicuratore incentivando una sorta di “spirito di rivalsa”
ed il diffondersi di quella mentalità che ritiene non grave
cercare di ottenere comunque qualcosa dall’assicuratore o di
ottenere di più di quanto dovuto.
Una ragione in più per spezzare la spirale costi-tariffe ripristinando
un clima più sereno tra le parti.
In tale direzione si richiede uno sforzo ulteriore del mercato.
Occorre un approccio nuovo, un approccio industriale sia rispetto
ai costi d’impresa, di distribuzione e generali, sia rispetto
ai costi connessi alla gestione dei risarcimenti (spese peritali,
medici legali, di contenzioso).
Tale indispensabile approccio industriale porta a dare rilievo alle
procedure di “auditing” interno finalizzate alla individuazione
e rimozione di aree di inefficienza e al potenziamento di apposite
strutture antifrode interne alle singole imprese, in grado di enucleare
i comportamenti fraudolenti ed intervenire sugli stessi.
Allo sforzo del mercato dovrà tuttavia affiancarsi l’impegno
delle istituzioni affinché alcune proposte di riforma siano
approvate. Tra queste, ancora una volta, va sottolineata la rilevanza
primaria della nuova normativa in tema di “micropermanenti”
e, più in generale, in tema di risarcimento del danno alla
persona al fine di dare equità ai risarcimenti sul territorio
snellire le procedure liquidatorie e ridurre il pesante contenzioso
e i relativi costi.
Ritengo che il momento sia maturo per una ulteriore considerazione
di carattere più generale ma non meno significativa: essa investe
l’importanza della dimensione etica negli affari assicurativi
e quindi il ruolo che ciascuna delle parti interessate deve svolgere,
affinchè se ne salvaguardi il valore.
Occorre domandarsi quanto i nuovi scenari dipendano dal mancato riferimento,
nei comportamenti individuali e collettivi, alla dimensione etica
o comunque ad una sua implicita sottovalutazione.
Che cosa involge l’etica nel rapporto assicurativo?
La certezza per le parti di poter contare sul valore prioritario della
reciproca fiducia e correttezza, sulla garanzia del rispetto delle
regole del gioco.
Per l’assicuratore l’impegno primario è quello
di onorare appieno e al meglio gli obblighi contrattualmente assunti.
L’assicurato dal canto suo dovrà del pari tenere un comportamento
leale e rigoroso sia nella descrizione delle caratteristiche del rischio
(è un problema di asimmetrie informative) sia nella fase del
risarcimento del danno subito.
Non è da sottovalutare in proposito l’importanza che
riveste l’adempimento da parte dell’assicurato dell’obbligo
di denuncia del sinistro. L’adempimento rigoroso di tale obbligo
consente all’impresa di periziare tempestivamente il danno e
contribuisce così alla determinazione delle reali conseguenze
del sinistro.
E’ infatti nella fase risarcitoria, come si è accennato,
che si insinuano una serie di “microcomportamenti” inflattivi
del valore del sinistro purtroppo diffusi anche tra i c.d. “assicurati
onesti”.
Occorre poi un avanzamento culturale del rapporto assicurato-assicuratore.
La crescita culturale in tale ambito costituisce il presupposto per
costruire una più avanzata coscienza morale.
E’ indispensabile che tutti comprendano che il detto “tanto
paga l’assicuratore” è erroneo e fuorviante non
solo sotto il profilo etico ma anche in un’ottica “economica”.
L’essenza stessa dell’assicurazione è infatti la
mutualità, cioè la ripartizione del rischio tra tutti
gli assicurati. Ciò è particolarmente evidente proprio
nell’assicurazione dell’obbligo che coinvolge milioni
di soggetti.
La lesione della mutualità dovuta ai comportamenti fraudolenti
si ripercuote necessariamente sulla collettività degli assicurati
chiamati a pagare tariffe più elevate.
A ben guardare “etica” ed “economia” nel nostro
caso si incontrano: ciò che è non etico, ciò
che è illecito è anche antieconomico.
Infine, occorre avere la consapevolezza che, al di là della
tecnologia, delle distinte professionalità in campo, dei singoli
provvedimenti per combattere i fenomeni fraudolenti, serve uno sforzo
collettivo.
Forse il limite dell’attività fin qui svolta da parte
dei soggetti pubblici e privati è nella frammentarietà
degli interventi, nella mancanza di un approccio coeso.
Ebbene, la complessità e gravità dei nuovi scenari lascia
sempre meno spazio all’attività del singolo soggetto
ed impone di ricomporre in un unico mosaico fini che tenderebbero
altrimenti a divenire centrifughi e quindi meno facilmente ed efficacemente
perseguibili. Ecco, allora, il ruolo fondamentale della cooperazione.
E’ importante sottolineare che il coordinamento di tutte le
istituzioni e soggetti coinvolti dovrà esplicarsi al di fuori
di ogni rigidità organizzativa ed ingabbiatura burocratica
così da consentire l’adattamento continuo alle esigenze
complesse e multiformi della realtà. Di qui l’importanza
della riflessione odierna tanto più se ad essa farà
seguito una fase operativa di collaborazione istituzionale. E’
da tale collaborazione che può venire una ventata portatrice
di maggiore “senso” al nostro comune servizio civile.
Del resto, nella misura in cui modifiche di legge, accordi tra le
parti, iniziative assunte dalle istituzioni e dal mercato riusciranno
a riportare nel Paese un clima più sereno sotto il profilo
dei costi e delle tariffe e in generale a migliorare il servizio assicurativo
e accrescere il grado di soddisfazione dei consumatori, anche il fenomeno
dei comportamenti speculativi, in un contesto di più matura
coscienza civile, dovrebbe perdere le asperità oggi presenti
e ridurre la propria incidenza nel complesso dei rapporti assicurativi.
L’Istituto di vigilanza, potenziato nei propri poteri di intervento,
farà certamente la sua parte per il rafforzamento nel Paese
della cultura della legalità. |