PUBBLICAZIONI
Il mutamento del mercato assicurativo:
un commento alla luce dei recenti provvedimenti nazionali e comunitari
(inviato a Il Denaro 19-9-2000)
Articoli pubblicati in riviste e quotidiani
Nell’ultimo decennio l’integrazione dei mercati e l’innovazione
finanziaria hanno rafforzato la tendenza al superamento dei vincoli
operativi sull’attività degli intermediari, alla riduzione
delle segmentazione tra le varie tipologie di prodotti e di operatori,
all’espansione del mercato dei capitali; l’innovazione
finanziaria in particolare rimodula costantemente l’integrazione
tra mercati e intermediari, richiede agli operatori una elevata
capacità di offrire prodotti e servizi coerenti con le diversificate
esigenze delle famiglie ed imprese.
Le forti economie di scala conseguibili in settori con elevato contenuto
di ricerca e tecnologia, il venir meno di barriera all’entrata
in segmenti di mercato caratterizzati da prodotti standardizzati
e bassi costi di impianto, l’allargamento dei mercati conseguente
all’unificazione monetaria accrescono le pressioni concorrenziali.
L’internazionalizzazione e la globalizzazione dei mercati,
i mutamenti della legislazione nazionale e comunitaria sono fenomeni
che hanno riguardato anche il settore dei servizi finanziari come
quello assicurativo, in particolare nel ramo vita, causa in gran
parte la liberalizzazione delle tariffe, a seguito del processo
di unificazione europea.
Ciò ha prodotto cambiamenti rilevanti nella gestione delle
compagnie di assicurazione come la riduzione dei margini di guadagno,
diretta conseguenza dell’applicazione di minori caricamenti
e delle maggiori partecipazioni agli utili attribuite alle prestazioni
assicurate, al fine di offrire contratti più appetibili.
Il mercato sta affrontando importanti sfide. Quella conseguente
alla ristrutturazione dello stato sociale che dovrà portare
il sistema assicurativo privato a fornire un importante contributo
nella Previdenza e nella Sanità. Quella del mercato che chiede
prodotti più efficienti e più flessibili. Quella derivante
dalle innovazioni nella distribuzione, dove accanto ad agenti, brokers,
sportelli bancari, promotori finanziari andranno sempre più
crescendo le vendite per telefono e via internet. Una sfida non
meno importante è quella della trasparenza e dell’orientamento
dell’impresa al cliente, che deve diventare una strada obbligata
con l’obiettivo di migliorarne la soddisfazione e quindi fidelizzarlo,
laddove di fronte a un mercato che cresce lentamente, ogni cliente
sottratto alle imprese concorrenti ha costi elevati e crescenti.
Stiamo passando ad una fase caratterizzata da una intensa creatività
e da una profonda opera di deregulation. All’interno dei vari
settori le politiche competitive tendono a svilupparsi tipicamente
mediante l’utilizzo di leve caratterizzate dalla maggiore
facilità di implementazione e dalla maggiore flessibilità.
Questo fatto si giustifica per la naturale tendenza delle imprese
ad adottare comportamenti che implicano un contenuto sforzo di cambiamento
rispetto alle situazioni esistenti e che possono attivarsi con i
minori interventi a livello strutturale, nel tentativo o nella convinzione
di evitare implicazioni di lungo periodo. Facendo riferimento ai
fattori dell’offerta, il prezzo è quello dotato di
maggiore facilità di utilizzo e flessibilità potendo
essere modificato in tempi brevi, senza sostanziali adattamenti
strutturali o comportamentali all’interno dell’impresa.
Ad uno stadio di complessità superiore la comunicazione richiede
tempi di attuazione più lunghi a fronte di una più
intensa attività progettuale; più difficoltoso si
rileva l’utilizzo di parametri di offerta attinenti al prodotto
con riferimento sia ai tempi di attuazione sia alle implicazioni
di lungo termine connessi agli investimenti e cambiamenti nei processi
organizzativi e produttivi.
Ne segue, data la relazione fondamentale della teoria economica
secondo la quale prezzo e domanda sono legati da una correlazione
inversa, che le imprese attuino riduzioni di prezzi nel tentativo
di ottenere maggiori volumi di vendita in modo da ridurre i costi
di produzione , considerando” dati “ gli altri fattori
dell’offerta
L’adozione di questa logica può determinare l’acquisizione
dei vantaggi competitivi da parte delle imprese per determinati
periodi di tempo; ma in una prospettiva di lungo termine il predominio
di manovre basate sulla diminuzione dei prezzi si può tradurre
in una riduzione dei profitti a livello settoriale che si verifica
secondo modalità differenti e tempi differenti in relazione
alle caratteristiche del settore (concentrazione e numero di imprese)
e a livello di “collusione” esistente tra le imprese
che vi operano.
La facilità di utilizzo del prezzo determina infatti una
elevata imitabilità delle manovre attuate da parte dei concorrenti
tale da ottenere vantaggi solo fino a che la domanda complessiva
mostra una elasticità positiva al prezzo; altrimenti la riduzione
dei prezzi può generare la caduta dei profitti a livello
settoriale .
Allora le imprese costrette a modificare la gestione competitiva
agiscono sui fattori dell’offerta in modo più equilibrato.
Il prezzo perde il suo ruolo di unico strumento competitivo per
assumere quello di controprestazione a carico del cliente a fronte
delle prestazioni rese. L’attenzione si sposta su i fattori
di offerta (prodotto, gamma, servizi, comunicazione, immagine) non
più ritenuti come “dati” ed alla base dei comportamenti
competitivi vi è la ricerca di un equilibrio di detti fattori
e il prezzo come valorizzazione di questi.
Le dinamiche descitte si ritrovano anche nel settore assicurativo
italiano.
La perdurante stabilità competitiva, ascrivibile alle logiche
protezionistiche e di cartello che hanno caratterizzato il settore
unitamente alla costante crescita della domanda, ha fatto si che
il prezzo abbia rappresentato fino ai primi anni ’90 la principale
leva competitiva con cui le compagnie hanno conseguito elevati profitti
gestendo il prezzo con riferimento prevalente al perseguimento dell’equilibrio
tecnico (premio puro + caricamenti ). Le compagnie hanno riconosciuto
un ruolo centrale in particolare al controllo del premio puro, il
quale però nei periodi di stabilità competitiva non
ha rappresentato un fattore di differenziazione di tariffe avendo
subito variazioni uniformemente adottate da tutte le compagnie,
causa sia la modalità di calcolo del premio puro sia l’assenza
di sfruttamento delle possibili economie di scala ottenibili a livello
dimensionale . Il premio puro, calcolato a livello complessivo di
mercato e originato dalla stima del costo del sinistro in senso
stretto, determina un tasso uniforme di riferimento che potrebbe
essere differente in presenza di diversità dimensionali del
portafoglio rischi , che unitamente all’economia di costi
gestionali ottenibili grazie all’accentramento di alcune attività
non significative ai fini della differenziazione, garantirebbe l’equilibrio
tecnico (data la grande dimensione.) In caso contrario la ridotta
dimensione, richiedendo politiche standardizzate per aree prodotto
/ mercato diverse, indurrebbe a perseguire un equilibrio reddituale
grazie alla limitazione dei costi distributivi e di contatto dei
cliente. La suddetta relazione dimensione – tariffe non si
è realizzata nel settore assicurativo, dove la fissazione
dei prezzi è avvenuta in modo omogeneo con riferimento alla
componente di premio puro, consentendo la sopravvivenza di imprese
strutturalmente e dimensionalmente diverse. Queste ed altre motivazioni
spingono oramai molti addetti ai lavori (e soprattutto chi scrive)
a pensare ad una reale riordino del settore, che stenta a decollare
per le tante inefficienze e colpevolezze anche da parte di quelle
istituzioni che avrebbero dovuto vigilare il vasto e delicato “mondo
delle assicurazioni”. |