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“11 settembre, un anno dopo. Il mutato
scenario del settore assicurativo”
Articoli pubblicati in riviste e quotidiani
Gli attentati dell’11 settembre hanno segnato una svolta nel
mercato assicurativo. Non solo perché il comparto si troverà
a gestire il più grande sinistro catastrofale della sua storia
(la stima, non ancora definitiva, è valutata tra i 30 e gli
80 miliardi di dollari) . Ma anche perché le ricadute dell’attacco
terroristico agli Stati Uniti sono destinate a cambiare il modo
di fare e di intendere l’assicurazione. Secondo molti operatori
la crisi aprirà nuovi spazi per il settore e consentirà
forti sviluppi nell’immediato futuro.
Intanto, anche se le nostre compagnie sono interessate in maniera
marginale alla massa di risarcimenti prevista, il settore assicurativo
italiano subirà l’impatto derivante dalla riduzione
della redditualità degli investimenti e dall’aumento
dei premi di riassicurazione. Ciò provocherà come
una delle prime e più tangibili conseguenze, quella di un
aumento generalizzato dei premi. Gli incrementi riguarderanno infatti
non solo i settori colpiti da eventi dannosi e le imprese direttamente
interessate al recupero. La psicosi degli attentati ha infatti avuto
effetti negativi anche su settori prima esclusi come, per esempio,
quello delle assicurazioni marittime.
Anche settori come l’assicurazione di responsabilità
civile obbligatoria per la circolazione dei veicoli saranno chiamati
a pagare ai riassicuratori maggiori premi.
Un’altra conseguenza sarà la ricerca di coperture
assicurative contro il terrorismo e la criminalità. E questo
è un punto che apre una serie di confronti e discussioni
tra il sistema assicurativo, bancario e gli Stati stessi. L’entità
dei danni provocata da un atto terroristico come quello delle Twin
Towers è infatti di dimensioni tali da richiedere l’unione
di più entità finanziatrici perché le risorse
per sopportare le perdite che questi sinistri comportano, anche
se significative, sono limitate. È quindi sempre più
sentita la necessità di trovare nuovi meccanismi che garantiscano
la disponibilità finanziaria per liquidare i sinistri da
atti di terrorismo. Ma è anche fortemente percepito il bisogno
di cambiare in fretta le regole esistenti: basti pensare che oggi
la maggioranza delle polizze esclude dai risarcimenti i danni di
guerra. E di definire i nuovi concetti di rischio legati al terrorismo
che prima dell’11 settembre erano considerati remoti.
Ad esso si aggiungono il rischio ambientale e quello della contaminazione
dolosa di prodotti. In questo mutato scenario viene a cambiare anche
il ruolo delle assicurazioni che da puramente finanziario e circoscrivibile
ad ambiti precisi, viene ora ad assumere una importanza sociale
legata a un contesto molto più ampio.
Tutti rischi per ridurre i quali è necessario un forte coinvolgimento
delle autorità politiche.
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