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Dopo gli attentati aerei: assicurarsi?
Sempre piu’ difficile.
Articoli pubblicati in riviste e quotidiani
Ci mancava solo l’indisponibilità delle compagnie di
assicurazione ad assumersi il rischio di un solo aereo. La crisi
dell’aviazione civile, che ha messo in ginocchio grandi compagnie
aeree quali la Sabena che opera a Napoli (crisi che in verità
già era maturata prima degli eventi tristemente noti, per
mancanza di liquidità ed alleviata solo dai continui e massicci
contributi della comunità europea), ha subito un ulteriore
colpo: non c’e una sola impresa assicuratrice disposta ad
assicurare il rischio connesso alla circolazione aerea.
Di qui il necessario e tempestivo intervento del governo che ha
autorizzato il sostegno pubblico, come copertura dei costi, in soccorso
delle compagnie aeree.
Il rischio è quello della paralisi del traffico aereo che,
oltre a subire le perdite dovute al calo dei passeggeri, sempre
più timorosi di subire attentati da parte dei terroristi,
registra una ondata di disdette di contratti assicurativi in massa.
E senza polizza di assicurazione, nessuno è disposto più
a volare.
A rendere il problema drammatico non è tanto il massiccio
aumento dei premi che, nonostante la crisi finanziaria le compagnie,
attraverso gli aiuti pubblici e la apposita tassa suppletiva di
6 euro a tratta (che addebitano a ogni singolo passeggero), sarebbero
pronte a pagare; piuttosto il fatto che nessuna società europea
è più disposta ad assicurare gli aerei per i danni
contro terzi.
Finora il rischio di guerra coperti dalle polizze superavano, per
velivolo, circa mille miliardi di lire (a titolo esemplificativo,
il costo di un Boeing 747 è di circa seicento miliardi).
Ora le maggiori assicurazioni sono disposte a risarcire al massimo
poco più di cento miliardi. La motivazione è intuibile:
nei soli ultimi due mesi sui Lloyd’s di Londra, leader mondiale
del mercato assicurativo e riassicurativo, pesa un’esposizione
lorda (cioè al lordo dei risarcimenti attesi dai riassicuratori)
di 5,4 miliardi di sterline (circa 16.200 miliardi di lire) legata
agli attacchi terroristici contro gli Stati Uniti.
E’ scattata così la decisione, al momento provvisoria:
saranno gli Stati a fornire garanzie per la copertura assicurativa
oltre una certa soglia massima che venga superata. Ma tale misura
appare essere limitata ad un breve periodo e per il futuro non è
stata ancora trovata una regola ben definita. Bisognerà pensarci.
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