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Assicurazioni: i veri fattori di malcontento
della clientela (le possibilità di sviluppo per una crescita
del settore).
Pubblicato su CorrierEconomia del 9 luglio 2001
Articoli pubblicati in riviste e quotidiani
E' indubbio che tra i fattori di crescita più importanti
del mercato assicurativo, si annoverano componenti classiche della
domanda, e non ancora in declino (la propensione al consumo assicurativo
delle famiglie più abbienti), e componenti nuove (l’aggressività
delle banche-assicurazioni, delle reti finanziarie, l’integrazione
dei canali distributivi), nonché altri fattori che, sino
ad ora, hanno operato a regime più ridotto (la liberalizzazione
dell’offerta nel ramo vita e rc auto, la progressiva tendenza
alla personalizzazione dei prodotti, il crescente ruolo delle famiglie
di reddito medio e medio-basso, delle donne e dei giovani).
Dal lato dell’offerta, però, il già citato ampliamento
quantitativo dei prodotti assicurativi da solo non è sufficiente
ad assicurare la crescita del settore, se non si accompagna ad una
più elevata qualità del servizio, ad una più
moderna gestione del contratto assicurativo e tempestività
nella liquidazione dei sinistri.
Esistono, quindi, meccanismi che rallentano lo sviluppo del mercato
assicurativo. Primo fra tutti la carenza di investimenti nell’area
del marketing (studi, sviluppo di nuovi prodotti, personalizzazioni).
La raccolta di informazioni sui propri clienti è l’area
più debole del settore assicurativo, dove ancora non si è
costruito quel ponte tra la conoscenza del cliente (ad esempio,
ai fini della personalizzazione delle tariffe rc auto) e le opportunità
offerte dal cross selling .
I clienti, difatti, tenuto conto delle mutate esigenze assicurative,
mostrano di scegliere sulla base di una pluralità di elementi
di cui il costo è solo una, seppur rilevante, variabile.
Pertanto, prestano maggiore attenzione ai prodotti delle compagnie,
ai relativi premi, alla trasparenza del rapporto contrattuale, ai
servizi offerti, nonché alla solvibilità e solidità
delle compagnie. Questa maggiore disponibilità dei cittadini
(che va di pari passo con la crisi dello Stato sociale) si scontra,
tuttavia, con la vecchia concezione che molte compagnie assicurative
mostrano di avere nei confronti del servizio assicurativo e dell’assicurato,
quest’ultimo inteso ancora quale “soggetto debole”.
Siccome, invece, il servizio assicurativo, per l’interesse
collettivo che riveste, ha un suo forte contenuto sociale, la gestione
di una compagnia assicurativa non deve trascurare la natura fiduciaria
e mutualistica del rapporto con gli assicurati, che in tal guisa
si affidano alla capacità imprenditoriale dell’assicuratore.
Per questo non è più concepibile che l’atteggiamento
dell’assicuratore, nel momento della stipula contrattuale,
sia contrastante rispetto al ruolo assunto al momento della liquidazione
del sinistro.
Occorre, insomma, ispirarsi alla logica delle direttive comunitarie,
che privilegiano il ruolo di primario interesse sociale del servizio
assicurativo. Ciò comporta l’uso di una strategia di
sviluppo che ponga il cliente al centro dell’attenzione dell’impresa,
titolare di diritti e non beneficiario di attenzioni lasciate alla
facoltà dell’assicuratore, se non altro perché
ciò rappresenta di per sé uno stimolo al cambiamento
e al miglioramento dei processi aziendali per qualsiasi organizzazione.
Pertanto, occorre mantenere e incrementare il portafoglio clienti,
che un mercato sempre più competitivo tende a rendere volatile
(difficile acquisibilità della fedeltà). La fidelizzazione
del cliente è attuabile, ad esempio, fornendo servizi atti
a sollevare l’assicurato dal maggior numero possibile di incombenze
e fastidi e, più in generale, instaurando col cliente interrelazioni
sistematiche che riducano i tempi di orientamento alle sue esigenze
e/o aspettative (customer satisfaction).
Le compagnie, pertanto, si orientano su una dimensione del bisogno
di certezza più ampia da parte del cliente, inserendosi laddove
gli Stati membri (come nel caso italiano) limitano e modificano
la loro presenza.
A questo proposito, un discorso a parte merita la legislazione fiscale,
che costituisce una delle cause principali di condizionamento negativo
dello sviluppo del mercato assicurativo (l’Italia, infatti,
è il paese europeo che registra la più alta incidenza
della pressione fiscale sulla composizione del premio assicurativo).
Altri fattori, di non minore importanza rispetto a quest’ultimo,
restano la qualità non soddisfacente del processo liquidativo,
il livello di competenza manageriale per certi versi ancora inadeguato,
l’immagine negativa che il pubblico possiede del settore assicurativo.
E’ necessario che, soprattutto nel ramo rc auto, diminuisca
il costo dei sinistri, mediante una disciplina legislativa organica
e “certa”, cioè che non ripeta l’errore
della legge sul risarcimento dei danni di lieve entità, che
ha consentito un margine di discrezionalità senza limiti.
Infatti quelli che avrebbero dovuti essere valori oggettivi, sono
diventati valori meramente virtuali, da prendere in considerazione
solo come valori inderogabili, a danno del danneggiato e delle stesse
compagnie assicuratrici.
Su tutti questi elementi, allora, l’impresa assicuratrice
del futuro deve focalizzare la propria strategia di penetrazione
e differenziazione sul mercato, al fine di riconquistare la fiducia
dei sempre più scettici clienti, abbandonati anche e soprattutto
dalle istituzioni preposte al controllo del settore. |