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R.C. Auto: una questione da risolvere “Promemoria per la XIV legislatura”

Articoli pubblicati in riviste e quotidiani

Sono passati oramai circa tre anni dal momento in cui è scoppiata la “questione” rc auto: alcune testate giornalistiche, che hanno riscoperto dopo lunghi anni il “giornalismo d’inchiesta”, hanno finalmente fatto luce su un’emergenza tutta campana (poi rivelatasi anche italiana), riportando ciò che stava avvenendo nel settore a danno di migliaia di assicurati onesti, costretti a pagare una tassa perversa per le tante inefficienze altrui. Un fiume di inchiostro che ha contribuito ad attirare l’attenzione delle istituzioni, epperò rivolte a combattere altre emergenze.
Il caro-polizze in Campania e soprattutto a Napoli, territori che ogni giorno devono già fare i conti con una spaventosa crisi occupazionale, ha fatto soprattutto schizzare l’inflazione ad un tasso record degli ultimi anni, aggravando così il già “pesante” caro-vita.
Anche durante questa lunghissima ed infuocata campagna elettorale, la questione rc auto è diventata oggetto di scontro politico tra i due poli. In verità il governo di centro-sinistra ha tentato di usare per scopi propagandistici la vicenda, ma come spesso accade in queste occasioni, la cosa si è ben presto rivelata un boomerang: dopo tante promesse e proclami è stato tutto rinviato al governo Berlusconi, uscito vincitore dalle elezioni, ed al nuovo Parlamento.
Ora gli italiani attendono risposte concrete ed in tempi brevi. Il governo Berlusconi, anche sulle polizze, si gioca la sua credibilità e soprattutto dovrà dimostrare di possedere uomini abituati “a fare e non a dire”.
Ecco perché, allora, è necessario intervenire tempestivamente e con provvedimenti urgenti in questo settore che coinvolge tutti, che gonfia tasche e svuota tasche, che evidenzia maggiormente il divario fra poteri forti e cittadini deboli, fa esplodere “il problema” che appariva inizialmente tutto napoletano e che, invece, incrementa ulteriormente il brodo di cultura dell’illegalità e dell’antistato.
In un particolare momento di disinteresse dello Stato e delle istituzioni preposte al settore, ecco che si inserisce inoltre la criminalità spicciola e quella organizzata, con effetti sui bilanci delle imprese ma soprattutto sulla massa degli assicurati onesti, pubblici e privati, costretti a pagare premi assicurativi più elevati rispetto al rischio naturale e a sostenere, con una ulteriore tassa sui premi anche il Fondo Antiracket.
Ed allora proviamo a “suggerire” al prossimo Governo e soprattutto al Ministro “in pectore” competente alcuni punti condivisi da molti: la creazione di una “bad company”, così come da proposta di legge già presentata in Parlamento nella scorsa legislatura dai parlamentari della Casa delle Libertà, l’istituzione dell’anagrafe dei “testimoni” e l’istituzione di una banca dati collegata in rete fra le compagnie ed usufruibile anche per le forze di polizia (con creazione di un numero verde funzionante h24 per ricevere in tempo reale tutte le notizie utili sui contrassegni assicurativi e sugli attestati di rischio) al fine di debellare l’esercito dei professionisti della truffa; l’eliminazione della discriminazione tariffaria per appartenenza “geografica”; misure e provvedimenti atti a favorire l’ingresso delle compagnie straniere al fine di creare le condizioni di mercato per una “effettiva” concorrenza; riduzione del carico fiscale sulle polizze; l’obbligo istituito per legge della “trasparenza” delle tariffe, con particolare specifica del processo di formazione del premio assicurativo; la soppressione dell’ISVAP (complice del “sistema” incriminato) ed istituzione di una nuova Autorità di controllo, realmente efficiente, con pieni e reali poteri sanzionatori e di revoca, che controlli soprattutto l’obbligo della trasparenza delle tariffe; l’obbligo della riparazione presso autoriparatori nel rispetto della legge 122 con risarcimento in “forma specifica” e contestuale istituzione di una commissione provinciale di controllo e di salvaguardia dei diritti del danneggiato. Ed, infine, una invocata rivisitazione della legge 990, attraverso un tavolo di concertazione aperto anche alle istituzioni universitarie, alle associazioni di categorie del settore ed alle associazioni dei consumatori “indipendenti”, soprattutto meridionali, sinora escluse, che valuti anche la possibilità del passaggio dalla assicurazione obbligatoria alla “autoassicurazione”, attraverso incentivi fiscali e garanzia di salvaguardia per gli oneri sociali nei confronti dei non assicurati.

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