PUBBLICAZIONI
Il mercato assicurativo in Italia: scenario
e tendenze
Articoli pubblicati in riviste e quotidiani
Nell’ambito del macro-ambiente, descritto, ogni compagnia
tende a ritagliarsi un ambiente o contesto più specifico
in funzione dei rapporti di scambio che andrà ad attivare.
In altri termini, ogni compagnia individua il proprio micro-ambiente
all’interno del quale vi saranno svariati interlocutori (stakeholder)
con cui essa dovrà confrontarsi. L’ambiente –
in senso generale – determina il sistema di vincoli-opportunità
entro cui si dipana la gestione aziendale. I vincoli sono connessi
a ciascuno dei profili prima esaminati. Essi, pertanto, possono
dipendere da leggi, da provvedimenti amministrativi, dal modello
di cultura prevalente, dalla composizione e dalla mobilità
delle classi sociali, dal tipo di governo dell’economia e
dal grado di benessere della popolazione. Da ciascuna sfera discendono,
quindi condizionamenti che finiscono per restringere l’area
di manovra dell’imprenditore. Condizionamenti che si sono
accentuati in passato per il più stretto controllo dello
Stato sulla sfera economica. Del resto, nonostante questo prevalente
rapporto di dipendenza dell’impresa nei confronti dell’ambiente,
è fuori dubbio che, non poche (né di secondario effetto!)
sono le influenze che le stesse imprese esercitano nell’ambiente
in cui operano.
Volendo, ora, delineare il mercato dei servizi assicurativi possiamo
dire che esso presentava precedentemente una forte connotazione
domestica, in cui era possibile operare con bassi volumi di vendita
ed alti margini. Da questa fase di “isolamento” commerciale,
che si è consolidata nel chiuso di ogni singolo mercato nazionale,
si è passati ad un “mercato unico” che si presenta
carico di promesse ma non scevro di interrogativi.
La globalizzazione è un fenomeno che oltre a produrre profonde
trasformazioni in campo economico e sociale, imprime una spinta
ai processi di cambiamento, riducendo i tempi di reazione e di adattamento.
Essa agisce sulla complessità come moltiplicatore della stessa,
nel senso che comporta un aumento della complessità dell’ambiente.
Per via di questa sempre maggiore integrazione internazionale, che
è frutto, appunto, della creazione del mercato unico, le
compagnie dovranno affrontare maggiore concorrenza e si dovranno
accontentare di margini più bassi, a parità del volume
di attività o addirittura in corrispondenza di volumi maggiori.
Quest’ultima considerazione scaturisce dalla presenza di un
elevato numero di concorrenti (competitors) che trovandosi ad operare
in uno spazio comune, hanno comportato un calo dei profitti.
Il mercato assicurativo all’interno dello Spazio economico
europeo conta circa 5.000 imprese assicuratrici, con poco meno di
un milione di dipendenti, una clientela di oltre 375 milioni di
consumatori, un fatturato, in termini di premi del lavoro diretto,
di circa 600 miliardi di euro nel 1998, che lo pone al secondo posto
nella graduatoria mondiale, dopo gli Stati Uniti.
Esistono, comunque, dei fattori ostativi alla concorrenza. Per esempio,
in relazione alla possibilità di nuovi entranti potenziali
nel mercato, i produttori, già presenti su quest’ultimo,
possono adottare strategie rispettivamente collusive, accomodanti
o, in termini di prezzi praticati, ovvero, di quantità prodotte.
Un elemento che può condizionare il comportamento concorrenziale
dei soggetti economici, nel mercato, è costituito dalla esistenza
di barriere all’entrata, le quali scoraggiano nuovi entranti
potenziali. Queste, infatti, fanno sì che i produttori esistenti
possano imporre, per un periodo di tempo prolungato, prezzi di vendita
al di sopra dei costi medi di produzione e distribuzione, senza
che tutto ciò spinga nuovi potenziali produttori ad entrare
nel mercato. Tra le ragioni che rendono difficile l’entrata
in un nuovo mercato si possono ricomprendere le economie di scala,
la differenziazione dei prodotti e le asimmetrie dei costi che si
traducono in vantaggi assoluti per le imprese già operanti
sul mercato. Più in generale le principali barriere all’entrata
possono essere classificate in: barriere amministrative, barriere
non strategiche e strategiche.
Quando la pubblica amministrazione subordina l’accesso al
mercato alla concessione di specifiche autorizzazioni (o al soddisfacimento
di particolari requisiti), le barriere si definiscono amministrative.
In particolare, il recepimento delle Direttive CEE in materia assicurativa,
e, da ultimo di quelle c.d. di “terza generazione”,
ha comportato una serie di decreti di attuazione e di provvedimenti
da parte del legislatore italiano riguardanti i criteri di accesso
nel settore assicurativo vita (D.L. 17 marzo n.174) e di onorabilità
e professionalità degli operatori (D.M. 24 aprile 1997 n.186),
ai fini del rilascio dell’autorizzazione all’esercizio
dell’attività assicurativa. La richiesta di questi
requisiti è motivata dall’interesse pubblico a tutelare
la stabilità degli intermediari, al fine di evitare che l’accesa
concorrenza possa essere, addirittura, causa del loro fallimento.
Tra le barriere non strategiche sono da comprendere le, già
ricordate, economie di scala. La loro presenza, infatti, consente
di stabilire il prezzo ad un livello tanto più elevato, quanto
maggiore è la condizione minima ottimale di produzione richiesta,
affinché un potenziale concorrente possa realisticamente
pensare di entrare sul mercato e di restarvi profittevolmente.
Tra le barriere strategiche rientrano, invece, i comportamenti che
le imprese esistenti intraprendono per scoraggiare l’ingresso
di nuovi entranti. Pensiamo all’esistenza di particolari condizioni
che facilitano l’atto di acquisto del prodotto-servizio. L’importanza
attribuita alla prossimità del punto vendita, per esempio,
dipende dalla frequenza delle transazioni riguardanti lo specifico
bene o servizio, ovvero, dalla esigenza di mantenere relazioni correnti
con un fornitore di prodotti o servizi plurimi.
Nel caso specifico delle polizze vita, sia per la natura del servizio
(incorporata nel prodotto offerto) sia per la frequenza limitata
del singolo atto di acquisto, non sembra che la prossimità
dei punti di vendita possa costituire un fattore talmente importante
da determinare la scelta della compagnia con cui assicurarsi.
Ancora, la differenziazione dei prodotti può costituire una
ulteriore barriera strategica all’entrata o, in altri termini,
un vantaggio per l’operatore già presente sul mercato
nei confronti di un potenziale concorrente che dovrà sostenere
costi di distribuzione e di pubblicità (qualora quest’ultima,
in particolare, risulti decisiva nel condizionare le scelte dei
consumatori).
La realizzazione di prodotti diversificati è possibile variando
il mix delle condizioni e termini delle polizze. Del resto, nello
specifico, l’introduzione di nuovi prodotti, che effettivamente
presentino una cesura rispetto a quelli tradizionalmente offerti,
è facilmente imitabile dalle altre imprese, non esistendo
barriere produttive e conoscitive tali da impedirne, in tempi ravvicinati,
la replicabilità da parte di una compagnia. Tuttavia quella
della differenziazione è ormai una strategia che dovrebbe
essere necessariamente perseguita, come specificato dopo.
L’economista J. Sutton mette in evidenza che le probabilità
di entrata in un mercato sono più elevate quando i prezzi
praticati sono più vicini a quelli riscontrabili nelle forme
di mercato monopolistico, dove le imprese operano con costi elevati.
Se, invece, i profitti complessivi si posizionano ad un livello
intermedio, si configura un mercato di “accomodamento”
e, pertanto, l’entrata sarà moderatamente conveniente.
Qualora ci si trovi in una situazione di concorrenza accesa sul
prezzo, i profitti saranno molto contenuti e l’entrata non
particolarmente attraente per il tratto aggressivo della concorrenza
in quel mercato.
Del resto, le compagnie, oggi, nel definire i confini della loro
arena competitiva (per poi posizionarvi, successivamente, i diversi
attori) devono tener conto, non solo della presenza di un elevato
numero di compagnie, bensì, anche della presenza di nuovi
intermediari, quali le SIM (Società di Intermediazione Mobiliare)
e le banche. In particolare il fenomeno della vendita attraverso
banche di prodotti assicurativi del ramo vita ( c.d. bancassurance)
è importante, e come l’esperienza, estera ed italiana,
confermano non è destinato a scomparire. Non si tratta, dunque,
di un fenomeno momentaneo, ma costituisce un fenomeno che tenderà
a svilupparsi sempre più nel corso del tempo. Questo rapido
passaggio che ha interessato il mercato assicurativo, e che lo ha
trasformato da “protetto” a “libero”, da
“nazionale” ad “internazionale”, unitamente
alle modifiche legislative, ha determinato un brusco “risveglio”
per tutti coloro che vi operavano.
Oggi appare sempre più necessario valorizzare e sfruttare
ogni potenzialità esistente e creare vantaggi competitivi
difendibili su scala globale. In particolare, dall’attenzione
al prodotto, che ha caratterizzato l’orientamento degli ultimi
decenni, si passerà ad un forte orientamento verso il cliente.
Per fare questo è necessario un ricambio culturale del management
e una revisione del front office e del back office.
La crescente turbolenza ambientale, l’affermazione del liberismo,
il crescere continuo delle esigenze dei clienti impone al management
strategico approcci totalmente innovativi. Più precisamente,
l’impresa deve essere in grado di gestire il cambiamento attraverso
un approccio attivo che permetta di controllare le conseguenze di
eventi che non si sono ancora evidenziati. La nuova logica deve
basarsi sullo sviluppo dello spirito imprenditoriale, del lavoro
di gruppo, della chiarezza degli obiettivi e della disponibilità
alla collaborazione. Solo in questo modo è possibile sviluppare
strategie innovative tese al cambiamento strutturale ed alla individuare
nuove opportunità competitive e di mercato. |