RELAZIONE ISVAP 2003
RELAZIONE SULL’ATTIVITA’ DELL’ISVAP NELL’ANNO
2003 CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Autorità, Signore e Signori,
la Relazione sullo stato del mercato assicurativo e sull’attività
di vigilanza svolta dall’Istituto nel 2003, che oggi diviene
di pubblica divulgazione dopo essere stata presentata nei termini
di legge alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per i successivi
riferimenti al Parlamento, viene a cadere in un tempo in cui sembra
che ogni cosa si sia già detta e nulla più sia da
aggiungere alle riflessioni formulate in altre sedi e per altre
circostanze.
Il clima mondiale dominato dall’incertezza, i mercati finanziari
che ancora non riescono a dare più di timidi segnali di ripresa,
l’esplosione devastante di alcune crisi industriali, definiscono
un contesto dal quale è essenziale uscire con urgenza ripristinando
appieno le condizioni proprie di un sistema economico virtuoso,
che non consenta ad alcuno di distruggere le risorse collettive,
necessarie per la finanza pubblica, per l’imprenditoria privata,
per i lavoratori, per le classi meno abbienti e più bisognose.
E’ dovere delle istituzioni alle quali la legge affida la
cura e la salvaguardia del risparmio e, come nel caso del comparto
assicurativo, delle notevoli masse finanziarie a supporto dell’attività
di protezione dai rischi, operare con alacrità e sollecitudine
perché ai mercati di riferimento siano conservate saldezza
patrimoniale, efficienza gestionale e correttezza di rapporti con
l’utenza, condizioni indispensabili per una rinnovata fiducia.
Sotto tale aspetto l’Istituto ritiene, in piena consapevolezza,
di aver perseguito con coerenza e continuità tali obiettivi,
trovando nel sistema assicurativo una corrispondenza e una condivisione
di intenti che hanno meritato, come i dati dello sviluppo conseguito
attestano, il riconoscimento e l’apprezzamento di fasce sempre
più ampie di popolazione che all’assicurazione affidano
la richiesta di protezione per se stesse, per i propri cari, per
i propri beni.
Spicca con evidenza, in questa assidua azione di vigilanza, la
particolare cura messa nel pretendere che i prodotti offerti al
mercato godano della maggiore affidabilità possibile in modo
che i sottoscrittori non restino vittime dell’azzardo di quanti
sul risparmio inconsapevole tendono a far gravare le proprie inefficienze
gestionali.
La circostanza che nei dissesti finanziari della Parmalat e della
Cirio, e prima ancora dei bond argentini, il sistema assicurativo
non sia stato coinvolto e che in nessun caso abbia causato improvvidi
trasferimenti di rischi e di perdite sulla propria utenza è
la riprova che si è ben operato, che le norme di settore
erano e sono rigorose, che rigoroso è stato l’impegno
dell’Istituto nell’integrarle e rigorosa la sua attività
di verifica.
Nel momento in cui nelle sedi parlamentari e presso la pubblica
opinione si esamina la possibilità di attribuire in altri
modi i compiti di cui l’Istituto ha finora la titolarità,
ritengo giusto e doveroso esibire gli esiti positivi di un’attività
che, svolta in assoluto spirito di servizio, ha visto e vede impegnate
risorse di professionalità e correttezza di elevato livello,
alle quali va il riconoscimento mio personale e dell’intero
Consiglio.
Ai Consiglieri esprimo il mio ringraziamento per il qualificato
sostegno apportato all’attività dell’Istituto.
Il mercato assicurativo
A testimonianza dell’importanza del mercato assicurativo
nel contesto delle attività economiche del Paese l’oggettività
delle cifre dice che la raccolta complessiva dei premi (circa 100
miliardi di euro nel 2003) si è commisurata al 7,5% del PIL,
segnalando un trend in continua ascesa che ha portato in un decennio
a raddoppiare l’indice di apporto del mercato delle polizze
alla formazione della ricchezza nazionale.
Tali valori si avvicinano sempre di più agli analoghi indici
registrati nei principali Paesi europei, fornendo evidenza di un
settore assicurativo che esce da una situazione di minorità
in cui lo avevano per lungo tempo relegato vari fattori, primo fra
tutti, l’eccesso di provvidenzialismo statale.
In significativa crescita anche le risorse affidate al mercato
assicurativo dall’utenza, le riserve tecniche vita e danni,
che al 31 dicembre 2003 ammontavano a circa 346 miliardi di euro,
con un aumento di oltre 15 punti percentuali rispetto all’anno
precedente.
È indispensabile che un mercato caratterizzato da forte
sviluppo venga supportato da configurazioni aziendali adeguate,
sotto il profilo sia della solidità patrimoniale sia dell’efficienza
delle strutture.
Se nella Relazione dello scorso anno si ebbero ad evidenziare i
limiti di ordine strutturale che pesavano sul comparto assicurativo,
oggi si può affermare che il mercato si sta indirizzando
nella giusta direzione.
Sono stati intrapresi processi di crescita dimensionale nonché
percorsi di razionalizzazione delle strutture aziendali nell’ambito
del medesimo gruppo, entrambi attuati mediante importanti operazioni
di fusione, trasferimenti di portafoglio e di pacchetti azionari
di controllo; altrettanto rilevanti le operazioni in corso di realizzazione.
L’Istituto ha stimolato ed assecondato le tendenze di mercato
e le strategie imprenditoriali in favore di una ricomposizione razionale
degli assetti di gruppo, di un rafforzamento della struttura patrimoniale
delle compagnie, di una crescita di efficienza dei controlli interni.
Dal punto di vista della solidità, il mercato assicurativo
si conferma meritevole della fiducia dell’utenza; solidità
testimoniata sia dal buon grado di patrimonializzazione, saldamente
al di sopra dei minimi richiesti dalla legge (l’indice di
solvibilità è pari per il 2003 a 2,2 per il comparto
vita ed a 2,9 per il comparto danni) sia dalla qualità delle
scelte di investimento, condizionate in senso prudenziale dalla
normativa dell’Istituto, di cui si è avuta concreta
evidenza, tra l’altro, nei recenti casi di default.
I rami danni – analisi e prospettive
I rami danni continuano ad esprimere un risultato positivo del
conto tecnico (1,7 miliardi di euro) sia pure inferiore a quello
dell’esercizio precedente; il dato più rilevante del
2003 è l’utile del ramo r.c.auto, che ha raggiunto
846 milioni di euro, pari a circa il 5% del fatturato.
Ciò è conseguenza soprattutto del miglioramento del
rapporto sinistri a premi, sia riferito alla generazione di bilancio,
che passa dall’82,4% del 2002 al 76,7% del 2003, sia di competenza,
che passa dall’84,2% del 2002 all’81,6% del 2003.
Sul fronte premi, l’indagine svolta dall’Istituto in
merito all’evoluzione tariffaria nel primo semestre del corrente
anno dei quattro profili più significativi evidenzia che
non si sono registrati ulteriori segnali di riduzione rispetto a
quelli, di limitata portata, emersi con riferimento al secondo semestre
2003.
Appare chiaro che il miglioramento dei risultati di ramo è
da attribuire, in via principale, al processo di recupero tariffario
realizzato attraverso gli aumenti dei premi ripetuti negli ultimi
anni.
Ci si trova oggi, in presenza comunque dell’inversione del
trend di aumenti, a ribadire un concetto già espresso: occorre
utilizzare questo favorevole momento per procedere ad una profonda
ristrutturazione del processo liquidativo che consenta, contestualmente,
l’erogazione di un livello di servizio di qualità ed
un forte presidio nei confronti di comportamenti opportunistici
o addirittura illeciti; tutto ciò potrà attivare un
percorso virtuoso di riduzione del costo complessivo dei sinistri
da pagare per ottenere ulteriori, consistenti e generalizzati benefici
sul piano dei prezzi praticati.
Luci ed ombre contraddistinguono le risultanze dell’analisi
dei passi compiuti e di quelli ancora da compiere.
L’introduzione del sistema della patente a punti ha ridotto
il numero dei sinistri con lesioni gravi e mortali di una percentuale
comunque significativa, qualunque sia la fonte che si voglia ritenere
più attendibile, inserendosi positivamente in un processo
di riduzione della frequenza in atto ormai da tempo; è auspicabile
che l’attività di controllo continui ad essere svolta
con rigore dalle Forze dell’Ordine.
Benefici effetti parimenti avrà la parametrizzazione del
valore economico delle cosiddette microinvalidità, operativa
dal settembre 2003, ed ulteriori se ne attendono dalla tabellazione
delle invalidità più gravi, per le quali è
in corso l’attuazione di quanto previsto dalla legge n. 273
del 2002.
La stessa legge ha introdotto la figura dell’attuario incaricato
con funzioni di verifica della coerenza delle tariffe rispetto alle
basi tecniche dell’impresa e della congruità delle
riserve tecniche del ramo r.c.auto. La sua attività sarà
di supporto agli interventi dell’Istituto anche in relazione
all’accertamento di pratiche elusive dell’obbligo a
contrarre, previsto da norme di legge nazionali che rispondono a
principi generali di tutela degli utenti e come tali non suscettibili
di violare il principio di libertà tariffaria sancito a livello
comunitario.
La lotta alle frodi è un ambito nel quale il mercato può
fare di più: infatti, mentre sta intensificando i suoi sforzi
di comunicazione dei dati e quindi di alimentazione della Banca
Dati sinistri (ad oggi contiene oltre 15 milioni di sinistri) non
ne sta ancora facendo una utilizzazione adeguata, come è
documentato dal limitato numero di accessi operato dalle imprese.
Sul piano più generale, nell’apprezzare l’impulso
dato dal mercato alla procedura di conciliazione con i danneggiati
ed all’estensione della procedura CID ai sinistri con lesioni
lievi, si ritengono ormai maturi, anche alla luce degli approfondimenti
effettuati, i tempi per il passaggio ad un sistema generalizzato
di indennizzo diretto; una riforma strutturale che porterà
indubbi e consistenti vantaggi ai danneggiati ed alle imprese costituendo
la base ed il presupposto di un impianto premiante di tariffazione
e selezione del rischio.
La sua adozione consentirebbe una maggiore possibilità di
contrazione dei costi e una riduzione del contenzioso legale, oltre
al vantaggio per il danneggiato di rivolgersi al proprio assicuratore
in termini di reciproca conoscenza e di celerità della liquidazione
delle somme dovute, come ha ampiamente dimostrato l’esperienza
maturata in Francia. Costituirebbe, inoltre, un ulteriore incentivo
al necessario potenziamento delle reti di liquidazione da parte
delle compagnie nell’ambito di un processo che, peraltro,
ha registrato nel 2003 una modesta inversione del trend caratterizzato
da un aumento del carico dei sinistri per dipendente e da una diminuzione
delle fasce orarie di apertura degli uffici.
Le conseguenze economiche dell’attuazione delle linee prospettiche
evidenziate favoriranno una sempre maggiore concorrenzialità
del mercato, per la quale il presupposto di base - la profittabilità
– oramai sussiste.
Su questo aspetto, peraltro, pesa anche la ridotta propensione
al cambiamento da parte degli utenti, sebbene l’offerta tariffaria
sia piuttosto diversificata nell’ambito del mercato e consenta
interessanti confronti e risparmi, facilitati anche dagli strumenti
di accesso alle offerte previsti dalla legge e messi a disposizione
dall’Istituto e dalle apprezzabili iniziative attuate da associazioni
dei consumatori.
Nell’ambito del comparto danni, il ramo r.c.auto continua
a rappresentare la componente preponderante della raccolta premi
(circa il 52%); questo dato, se è indice di debolezza del
mercato assicurativo italiano va visto anche – in una visione
realisticamente ottimistica – quale indicatore delle ancora
notevoli possibilità di sviluppo esistenti negli altri rami.
Per la concreta realizzazione di questo sviluppo, in particolare
per quelli che sono definiti rischi nuovi e/o aventi caratteristiche
di catastrofalità, un contributo decisivo può arrivare
dall’azione congiunta delle forze degli operatori privati
e delle istituzioni pubbliche.
Merita di essere menzionato il Protocollo d’intesa sottoscritto
tra il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, l’ISMEA
e l’Istituto, che ha contribuito a porre le basi per soddisfare
l’esigenza di garantire agli operatori del settore agricolo
sia la copertura di una pluralità di rischi sia quella di
un reddito adeguato, coperture entrambe ben al di là di quella
classica del settore relativa al rischio grandine.
Quanto alla problematica, già ampiamente discussa a livello
parlamentare, della copertura delle calamità naturali, rimane
ferma la disponibilità dell’Istituto a riavviare, anche
alla luce di significative esperienze estere, studi e confronti
sul tema dopo aver promosso il precedente dibattito rimasto senza
esito per la difficoltà di coniugare le differenti esigenze
manifestate.
Altra problematica, richiamata nella Relazione dello scorso anno
e che non ha ancora trovato adeguata soluzione, è quella
del “ripiegamento” del mercato di fronte alle coperture
di responsabilità civile relative alle strutture sanitarie
ed alla professione medica. Dobbiamo constatare che il fenomeno
si è acuito.
Nel ribadire che la soluzione del problema non può consistere
nell’istituzione di un regime di obbligatorietà legale
dell’assicurazione r.c. sanitaria, l’Istituto, unitamente
al mercato, ha già manifestato ai soggetti istituzionali
il proprio impegno e le possibili soluzioni che potrebbero prevedere,
tra le altre, l’adozione di sistemi avanzati di loss prevention
nelle strutture sanitarie nonché di un provvedimento legislativo
per l’introduzione, al pari di quanto previsto per la r.c.auto,
della tabellazione normativa dei punti di invalidità che
produrrebbe effetti positivi sulla omogeneità e celerità
dei risarcimenti.
Sempre sul piano della collaborazione a livello istituzionale,
nei giorni scorsi il Ministero dell’Interno – Dipartimento
della Pubblica Sicurezza – e l’Istituto hanno varato
un progetto di stabile collaborazione, regolata attraverso un apposito
Protocollo d’intesa, attivando un polo di osservazione sul
livello di sicurezza percepito dalla collettività.
I rami vita - analisi e sviluppi
La gestione vita chiude il 2003 con un risultato del conto economico
positivo per circa 1,9 miliardi di euro e registra sul piano del
fatturato un incremento, in particolare, del comparto relativo alle
polizze tradizionali (oltre il 58% della raccolta) rispetto a quelle
a più marcato contenuto finanziario (assicurazioni connesse
a fondi ed indici azionari).
Detta positiva tendenza trae conferma dall’esame dei dati
relativi al portafoglio assicurativo al primo trimestre del corrente
anno nel quale si registra un calo del 20%, rispetto allo stesso
periodo dell’esercizio precedente, di tali tipologie di polizze,
il cui peso nell’ambito dei rami vita scende al 31,5%.
È soprattutto in questo comparto che si concentrano le forme
di collaborazione tra banche e assicurazioni attraverso la distribuzione
dei prodotti assicurativi da parte degli sportelli bancari.
È, giova ribadirlo, la distribuzione il vero ambito di contiguità
tra i due settori. I dati raccolti e le analisi condotte dal gruppo
di lavoro congiunto tra Banca d’Italia e Isvap confermano
che sono di modesta entità sia i rischi di credito, anche
sotto forma di derivati, trasferiti dalle banche alle assicurazioni
italiane sia le garanzie assicurative del ramo credito e cauzione
rilasciate dalle compagnie italiane a fronte di rischi riconducibili
all’attività creditizia.
Qualche considerazione merita inoltre di essere formulata sulle
possibili forme di sviluppo di questa collaborazione.
È, infatti, in fase di recepimento la direttiva 2002/87
in materia di vigilanza sui conglomerati finanziari per la quale
opera un gruppo di lavoro costituito da Banca d’Italia, Consob
e Isvap e coordinato dal Ministero dell’Economia. L’esame
delle innovazioni di imminente introduzione, che riguarderanno tutti
i gruppi bancari e assicurativi, nonché di quelle di più
ampio respiro connesse ai processi di rivisitazione degli strumenti
di vigilanza prudenziale nei due comparti, evidenzia l’inasprimento
dei requisiti patrimoniali richiesti ad una banca o ad una assicurazione
per la partecipazione alla compagine azionaria dell’altra,
quale effetto dell’eliminazione del doppio computo del capitale
reciprocamente investito.
D’altro canto, l’applicazione dei principi contabili
internazionali - IAS - richiederà al possessore della quota
di controllo di imprese del settore contiguo di consolidare i relativi
valori di bilancio.
Pur essendo all’attualità difficile fare stime sugli
effetti di entrambi i fenomeni, si ritiene ipotizzabile una riconsiderazione
delle strategie partecipative e, quindi, una rivisitazione delle
forme di collaborazione adottate per la distribuzione dei prodotti
assicurativi da parte degli sportelli bancari.
Una prospettiva di sviluppo particolarmente importante nel ramo
vita è connessa all’effettivo decollo della previdenza
complementare alla cui realizzazione le compagnie contribuiscono
con fondi pensione aperti e polizze individuali di assicurazione
sulla vita, oltre che, naturalmente, attraverso la copertura dei
rischi di invalidità e premorienza nonché l’erogazione
delle prestazioni pensionistiche in forma di rendita.
Appare auspicabile la conferma definitiva alla fine dell’iter
parlamentare di approvazione della legge di riforma della previdenza
pubblica del principio di fungibilità dei fondi pensione
e delle polizze con finalità previdenziale. Fungibilità
che, riconosciuta in via di principio, deve sussistere anche in
termini sostanziali: dal punto di vista del regime fiscale, della
omogenea rappresentazione dei rischi e dei costi associati al prodotto
e della possibilità di trasferimento della propria posizione
da una forma previdenziale ad un’altra con regole certe di
portabilità.
Giova ricordare che l’Istituto è più volte
intervenuto con disposizioni in merito al contenuto delle informazioni
da rendere ai contraenti in fase precontrattuale e in corso di contratto,
sulle modalità di collocamento di prodotti previdenziali
inibendo, ad esempio, l’utilizzo di forme di vendita particolarmente
aggressive - quali il multilevel marketing - o regolando l’attività
di raccolta delle adesioni ai fondi pensione aperti; ciò
nonostante, l’Istituto inspiegabilmente continua a non essere
coinvolto dalla normativa di cui al disegno di legge delega sulla
riforma della previdenza pubblica.
Un cenno, infine, ad una problematica sempre più grave in
relazione alla crescita della popolazione anziana nel nostro Paese:
l’assistenza agli anziani non più autosufficienti.
L’Istituto, che ha effettuato sulla tematica studi ad hoc
ed elaborato proposte di soluzione, manifesta la sua più
ampia disponibilità a contribuire ad affrontare questa importante
sfida che, unendo le forze, il sistema dell’assistenza sanitaria
pubblica ed il mondo assicurativo sono chiamati a cogliere.
L’attività dell’Istituto nel 2003
Come già accennato nella Relazione dello scorso anno, nel
febbraio 2003 l’Istituto, nell’ottica di una più
efficace azione di vigilanza, ha approvato un importante progetto
di riorganizzazione, ispirato ad un modello che ha privilegiato:
la separatezza delle funzioni di vigilanza cartolare ed ispettiva
con la creazione di una specifica struttura esclusivamente dedicata
agli interventi on site; l’integrazione delle funzioni di
vigilanza cartolare, focalizzate sull’impresa e sul gruppo
di imprese e non più sul settore di attività o sull’area
gestionale; l’accentramento in un unico Servizio di tutto
il presidio della salvaguardia dei diritti dei danneggiati e degli
assicurati.
Ad oltre un anno dall’avvio del progetto si possono evidenziare
i più importanti risultati conseguiti:
o una maggiore incisività degli interventi ispettivi, per
i quali l’attuale struttura dedicata si avvale di professionalità
specialistiche e si pone in posizione autonoma e distinta rispetto
ai due Servizi di vigilanza;
o una focalizzazione dell’attività di vigilanza sull’impresa
nel mercato, sia nella sua individualità, sia in quanto entità
appartenente ad un gruppo, riuscendo a cogliere ed affrontare con
maggiore tempestività eventuali criticità e semplificando,
al contempo, i rapporti con le imprese;
o una più incisiva tutela del consumatore, in quanto la
nuova struttura, articolata in due distinte unità all’interno
del Servizio tutela utenti, permette di combinare l’esigenza
di una visione globale delle disfunzioni segnalate dall’utenza
con quella di una maggiore selettività degli interventi in
ragione della provenienza delle istanze da parte degli assicurati
o dei danneggiati.
I mutamenti intervenuti nella struttura organizzativa sono stati
l’occasione per migliorare processi e procedure operative
adeguandoli ai nuovi modelli di vigilanza.
Vigilanza ispettiva
Dal punto di vista operativo i primi risultati del nuovo Servizio
ispettorato sono stati, da un lato, l’incremento in termini
assoluti delle verifiche ispettive realizzate (114), dall’altro,
l’aumento dell’incidenza di quelle effettuate presso
le sedi delle imprese (41), dove sono state realizzate verifiche
mirate su singoli aspetti gestionali privilegiando aree strategiche
quali il controllo interno e la politica assuntiva per i rami con
rischiosità più elevata, nonché l’affidabilità
dei sistemi informativi.
Gli accertamenti presso i centri di liquidazione (15) - sia interni
che esterni all’impresa – sono stati condotti al fine
di verificare il rispetto della normativa e delle disposizioni vigenti,
nonché il livello di servizio assicurato ai danneggiati.
Per quanto riguarda le reti distributive (58 verifiche), l’attenzione
è stata concentrata sulla tutela dell’assicurando,
soprattutto sotto il profilo del rispetto delle norme in materia
di trasparenza.
Nell’ambito delle verifiche effettuate è talora apparsa
non sufficientemente presidiata dalle imprese l’area del controllo
interno, venendo alla stessa destinato un ruolo più formale
che sostanziale, così come invece richiede la normativa generale
e quella specifica assicurativa vigente.
I sistemi di controllo interno e di gestione dei rischi rappresentano
un importante strumento di presidio della solvibilità dell’impresa;
il loro potenziamento, in aggiunta ai requisiti patrimoniali (riserve
tecniche, investimenti, capitale di vigilanza), concorre a mitigare
l’esposizione al rischio dell’impresa, rafforzandone
la complessiva stabilità.
Specifica attenzione dovrà altresì essere posta sulle
attività cedute in outsourcing, in modo da assicurare il
costante monitoraggio del servizio reso dal fornitore, sia in termini
di rispetto degli accordi contrattuali che di conformità
alle complessive regole e procedure aziendali. In particolare, il
sistema di valutazione e gestione dei rischi dovrebbe essere in
grado di offrire uno specifico e adeguato presidio alle minacce
addizionali che possono derivare da forme di outsourcing affidate
a strutture esterne al gruppo di appartenenza.
L’Istituto continuerà a vigilare con attenzione su
questi aspetti.
Al fine di aumentare significativamente l’efficacia delle
attività ispettive e, in ultima analisi, dei controlli affidati
dalla legge a questo Istituto, si rinnova la richiesta di accrescere
i poteri di accesso a documenti, dati ed informazioni dei soggetti
vigilati.
Vigilanza documentale
L’esame dei bilanci e delle relazioni semestrali ha generato
rilievi a carattere patrimoniale e tecnico-attuariale nei confronti
di 73 imprese con interventi di varia natura; in particolare, si
è intervenuti nei confronti delle imprese che presentavano
necessità di copertura di perdite di esercizio, insufficienza
di elementi costitutivi del margine di solvibilità, carenza
di attività a copertura delle riserve tecniche. A seguito
delle disposizioni impartite, le compagnie hanno sanato le criticità
rilevate.
Complessivamente, per la rimozione delle suddette criticità
nonché per consentire la realizzazione di operazioni di finanza
straordinaria sono stati effettuati aumenti del capitale sociale
o versamenti in conto aumento di capitale per complessivi 1.600
milioni di euro, cui vanno aggiunti 450 milioni di euro relativi
a prestiti subordinati.
L’azione di vigilanza ha riguardato anche l’analisi
delle informazioni infrannuali con particolare riguardo al monitoraggio
degli investimenti, all’utilizzo degli strumenti derivati
e agli attivi sottostanti i prodotti assicurativi.
Quanto alla composizione degli investimenti, il settore assicurativo
italiano si conferma di gran lunga più prudente rispetto
a quello di altri Paesi europei, come Inghilterra e Germania: alla
ridotta presenza di investimenti in titoli di capitale si associa
nell’ambito dei titoli di debito l’assoluta prevalenza
di titoli di Stato dei Paesi della zona A (circa il 75%).
Dalle analisi dei dati trasmessi trimestralmente non sono emerse
criticità. L’Istituto è comunque intervenuto
e continuerà ad effettuare un monitoraggio costante nei confronti
delle imprese che presentano significative minusvalenze latenti.
Riguardo all’operatività in strumenti derivati, l’Istituto,
a seguito delle verifiche volte ad accertare che di tali strumenti
finanziari venga fatto un utilizzo finalizzato alla copertura o
alla più efficace gestione dei rischi di tasso, di liquidità
e di cambio, come espressamente previsto dalle disposizioni di vigilanza,
è intervenuto in 23 casi per sanare irregolarità nelle
delibere assunte dalle compagnie o negli adempimenti relativi all’obbligo
di comunicazione nei confronti dell’Istituto.
Nel contesto della vigilanza sulla stabilità del mercato,
si inseriscono importanti novità normative.
Il decreto legislativo 307/2003, che ha recepito in Italia le direttive
comunitarie 2002/12 e 2002/13, ha introdotto, con effetto dal bilancio
2004, modifiche alle disposizioni sul margine di solvibilità
individuale quali l’innalzamento dei livelli minimi di patrimonializzazione
delle compagnie, l’introduzione di disposizioni più
puntuali sui criteri di ammissibilità degli elementi costitutivi
ed il c.d. “diritto di pronto intervento delle Autorità
di controllo”.
Al fine di rafforzare gli strumenti di vigilanza sulle condizioni
di esercizio dell’impresa, l’Istituto ha disposto (provvedimento
n. 2254/04), a decorrere dal terzo trimestre 2004, l’adeguamento
trimestrale di tutti gli impegni tecnici delle imprese vita, estendendo
anche alle riserve di classe C e ai fondi pensione gestiti dalle
stesse l’analoga disposizione già in vigore per i contratti
index e unit linked. Il provvedimento dà la possibilità
di valutare il possesso nel continuo, e non più sui valori
espressi dal bilancio, della disponibilità di attivi idonei
e sufficienti alla copertura di tutte le riserve tecniche vita,
accrescendo l’incisività e la tempestività dell’azione
di vigilanza.
È allo studio l’adozione di un analogo provvedimento
per il comparto danni, basato su adeguamenti semestrali.
L’attività di regolazione e controllo sui prodotti
L’attività di regolazione e controllo sui prodotti
assicurativi presenta indubbie peculiarità che discendono
dalla natura delle polizze distribuite nel mercato di riferimento.
Queste riguardano, per quanto concerne i rami danni, prestazioni
di tipo risarcitorio o indennitario e per i rami vita, prestazioni
connesse alla durata della vita umana che, solo per alcuni prodotti,
prevedono il trasferimento del rischio di investimento a carico
dell’assicurato.
Le verifiche alle quali sono soggetti i prodotti vita collegati
a gestioni separate, per i quali viene garantito oltre al capitale
un tasso minimo di rendimento, non trovano riscontri nel panorama
del sistema finanziario del nostro Paese.
Dette verifiche, infatti, sono incentrate sulla sostenibilità
tecnico-finanziaria dei singoli prodotti, attestata preventivamente
dall’attuario incaricato, e rappresentano un momento cruciale
dell’attività di vigilanza, quale indispensabile raccordo
tra i controlli sulla solvibilità della compagnia e quelli
relativi alla trasparenza nei confronti dell’utenza.
Anche sotto quest’ultimo profilo, infatti, se la finalità
delle norme in materia di trasparenza è quella di mettere
il contraente nelle condizioni di formulare le proprie scelte sulla
base di elementi chiari e rappresentativi delle caratteristiche
del prodotto e, per questa via, evitare che sottoscriva contratti
eccessivamente rischiosi o non rispondenti alle sue esigenze, appare
assolutamente prioritario impedire che prodotti non sostenibili
dal punto di vista tecnico-finanziario si diffondano sul mercato.
Quanto ai contratti vita non garantiti e a maggiore contenuto finanziario
(unit e index linked), per i quali il rischio di investimento ricade
sugli assicurati, l’Istituto ha introdotto vincoli più
restrittivi di quelli previsti per i prodotti garantiti, sotto il
profilo dell’ammissibilità degli attivi sottostanti,
dei limiti di concentrazione e del contenuto delle informazioni
da fornire al contraente in fase prenegoziale.
In particolare, per le unit linked operano specifici limiti diretti
alla diversificazione e alla dispersione del rischio finanziario
per singolo fondo, mentre per le index linked l’Istituto ha
disposto che gli attivi sottostanti i prodotti debbano essere emessi
o garantiti da soggetti in possesso di elevati requisiti di solvibilità
(appartenenti a Paesi della zona A, sottoposti a vigilanza prudenziale
a fini di stabilità, quotati su mercati regolamentati e con
rating minimo pari ad A-). In tale ottica ricordo che nel giugno
2003 l’Istituto ha stabilito il divieto di utilizzare derivati
del credito e titoli originati da cartolarizzazioni quali attivi
sottostanti detti ultimi contratti.
Sul piano della trasparenza, il contenuto della nota informativa
rilasciata al contraente per tali ultime tipologie di contratti
è nella sostanza equivalente a quello dei prospetti informativi
relativi a prodotti similari.
Va evidenziato, peraltro, che il disposto comunitario, recepito
nel nostro ordinamento, esclude per i prodotti assicurativi l’obbligo
di preventiva notifica delle condizioni contrattuali e delle tariffe
da parte delle imprese; parimenti esclude il potere di preventiva
approvazione delle stesse da parte dell’Autorità di
vigilanza.
Pur nell’ambito di un controllo ex post, sono stati interessati
dai rilievi della vigilanza 75 prodotti vita commercializzati da
diverse imprese; in particolare, per 14 prodotti, tenuto conto della
gravità delle irregolarità riscontrate, è stato
imposto l’immediato blocco della commercializzazione; in 31
casi è stata inibita la commercializzazione di ulteriori
contratti attivando nel contempo misure che hanno ricondotto il
prodotto ai requisiti di legge o hanno dato luogo ad interventi
sanzionatori.
Sempre in materia di prodotti vita a maggiore contenuto finanziario,
sono stati esaminati tutti i regolamenti relativi a fondi interni
di polizze di tipo unit linked (1.543) che le imprese sono tenute
a trasmettere all’Istituto e sono state disposte nei confronti
di 60 imprese le necessarie rettifiche concernenti, in particolare:
la scarsa chiarezza nei criteri di determinazione del valore unitario
della quota e del valore complessivo del fondo; l’omessa indicazione
dei profili di rischio e degli obiettivi del fondo; la possibilità
per l’impresa di aumentare in corso di vigenza contrattuale
le commissioni applicate; l’idoneità degli attivi inseriti
nei fondi interni.
Anche per i prodotti danni alle verifiche condotte sulla situazione
di solvibilità della compagnia si associano i controlli sulla
corretta rappresentazione delle garanzie offerte, dando contezza
all’assicurato dei diritti connessi alla polizza stipulata.
Pertanto, con una intensità non inferiore a quella riservata
ai prodotti vita, viene effettuata la duplice attività di
regolazione e controllo, attività che trova nei rami afferenti
i c.d. prodotti di massa, quali quelli della r.c.auto o infortuni
e malattie, l’ambito di più frequente applicazione.
Tutela Utenti
La tutela del consumatore nel settore assicurativo, oltre ad essere
primariamente garantita dalla solvibilità degli operatori,
viene costantemente realizzata sia attraverso un’azione dispositiva
verso le imprese sia mediante la gestione dei reclami presentati
dagli utenti.
Riguardo al primo aspetto, si cita la recente circolare (n. 533
del 4 giugno 2004) con la quale sono state fornite al mercato ulteriori
precise disposizioni: sui doveri degli intermediari nell’espletamento
della loro attività e delle imprese, le quali devono fornire
alla rete la formazione necessaria per operare con correttezza,
trasparenza, diligenza e professionalità nei confronti dell’utenza;
sulle modalità di pagamento dei premi che, se effettuato
in contanti o con assegno intestato all’agente, deve essere
contestuale al rilascio della quietanza firmata dal responsabile
di direzione o dall’agente, liberando in tal caso il cliente
dalle conseguenze della mancata rimessa dei premi alla compagnia;
infine, sulle modalità per l’effettuazione di una pubblicità
corretta.
Con riferimento alla gestione dei reclami, le segnalazioni inviate
all’Istituto rappresentano oltre che un mezzo per il consumatore
per risolvere la propria controversia, anche un’ulteriore
opportunità di verificare le caratteristiche dei prodotti
distribuiti dalle imprese ed i comportamenti degli operatori.
Nel 2003 l’Istituto ha istruito circa 33.500 reclami (di
cui circa 30.000 relativi ai rami danni - di questi circa 24.500
r.c.auto - e circa 3.500 al ramo vita); sono state fornite oltre
26.000 assistenze telefoniche, registrate 12.000 consultazioni del
risponditore automatico e 635 utenti sono stati ricevuti presso
l’Istituto.
Si segnala la decisione assunta nel 2003 in merito alla istituzione
di un registro reclami, tenuto in forma elettronica presso le imprese
e della cui gestione è responsabile la funzione di internal
auditing, che pone sempre di più il consumatore e le sue
istanze al centro degli interessi della compagnia.
L’obiettivo di fondo del provvedimento, che impone alle imprese
di fornire riscontro all’esponente entro 45 giorni e di relazionare
in merito periodicamente al Consiglio di Amministrazione ed al Collegio
Sindacale, è stato quello di portare in modo globale ed omogeneo
all’attenzione dei vertici aziendali le aree di criticità
della gestione dell’impresa nei rapporti con l’utenza
e di consentire all’Istituto, al quale trimestralmente vengono
trasmesse le risultanze esaminate dagli Organi Collegiali, la valutazione
delle problematiche aziendali e delle soluzioni adottate per risolverle.
È ora con soddisfazione che desidero presentare un’iniziativa
dell’Istituto, ispirata dall’analisi dei reclami provenienti
dall’utenza e scaturita dalla considerazione che spesso i
consumatori del servizio assicurativo non hanno piena consapevolezza
dei diritti e dei doveri insiti in un contratto di assicurazione,
nonché degli aspetti più ricorrenti e delicati del
rapporto che intrattengono con la compagnia.
Abbiamo realizzato una guida a carattere divulgativo sui prodotti
a maggiore diffusione presso il pubblico, r.c.auto, vita e previdenziali,
per fornire al consumatore un utile supporto nella fase precontrattuale,
in quella della stipulazione e durante la vita dei contratti.
La guida verrà consegnata in chiusura del nostro incontro
e in uno dei prossimi giorni sarà oggetto di distribuzione
presso il pubblico attraverso l’abbinamento ad un quotidiano
a grande diffusione nazionale.
L’auspicio è che venga giudicata utile e conservata
per l’occorrenza: sono certo che potrà dare un contributo
per migliorare i rapporti tra utenza, intermediari e compagnie,
come è desiderio di tutti.
Attività sanzionatoria
L’attività sanzionatoria dell’Istituto nel 2003,
anche per effetto della maggiore efficienza ed efficacia dell’attività
di vigilanza ed ispettiva connessa alla nuova struttura organizzativa,
ha registrato un rilevante incremento.
Le sanzioni comminate riguardano, in via principale, il comparto
r.c.auto: prendendo a riferimento i pagamenti effettuati in via
conciliativa, si nota infatti come per il 2003 gli stessi sono ammontati
a circa 30 milioni di euro, dei quali circa 29 milioni di euro relativi
a violazioni afferenti il ramo r.c.auto, una cifra molto vicina
all’importo del contributo di vigilanza (circa 34 milioni
di euro) necessario a far fronte alle spese per il funzionamento
dell’Istituto.
Si consideri che proprio la parte più consistente delle
sanzioni, correlata alle disfunzioni riscontrate nelle fasi di accertamento
e liquidazione dei sinistri nel ramo r.c.auto, viene versata al
Fondo Vittime della Strada, il cui contributo, anche grazie a dette
risorse, è passato dal 4% al 2,5% nell’ultimo triennio,
riducendo l’onere tariffario della r.c.auto.
Il dato sulla composizione degli importi pagati evidenzia, tuttavia,
un altro importante aspetto: le sanzioni previste per le altre tipologie
di violazioni non sono certamente sufficienti a costituire un vero
deterrente per i comportamenti non conformi.
Si rinnova, pertanto, la richiesta, recentemente formulata dinanzi
alle Commissioni riunite del Parlamento in occasione dell’indagine
conoscitiva sulla tutela del risparmio, di un inasprimento delle
altre tipologie sanzionatorie, soprattutto per le irregolarità
più gravi, per le quali dovrebbe essere, inoltre, prevista
la possibilità di pubblicare la fattispecie oggetto di sanzione,
al fine di rafforzare la deterrenza dell’attività sanzionatoria.
Evoluzione quadro normativo
Il quadro giuridico in cui si inserisce l’attività
di controllo dell’Istituto è in forte evoluzione, sia
a livello comunitario sia a livello nazionale.
In materia di contabilità, sono ormai alle porte le nuove
regole di redazione dei bilanci assicurativi di emanazione internazionale.
Come è noto, infatti, a partire dal 2005 i conti consolidati
di tutte le imprese di assicurazione italiane dovranno essere redatti
in base agli IAS, il che comporta che gli attuali strumenti di vigilanza,
che prendono a riferimento i valori contenuti nei bilanci per la
misurazione della solvibilità corretta, dovranno essere rivisitati
per tener conto del nuovo regime contabile.
L’Istituto è impegnato sul fronte europeo e nazionale
per completare al più presto e in maniera soddisfacente il
quadro regolamentare contabile ed adottare gli interventi appropriati
per mantenere inalterato il livello prudenziale del regime di controllo.
Sul punto, l’Istituto ha richiamato l’attenzione delle
imprese sulla necessità di un pronto adeguamento ai mutamenti
che verranno introdotti.
Nell’ambito del processo di revisione delle attività
di regolazione a livello comunitario, in virtù dell’adozione
nei diversi comparti del sistema finanziario (mobiliare, bancario,
assicurativo) del c.d. modello Lamfalussy, è stato costituito
per quanto riguarda il nostro settore il CEIOPS (Committee of European
Insurance and Occupational Pension Supervisors), organismo che raggruppa
le autorità di vigilanza assicurative e dei fondi pensione
dei Paesi membri e che svolgerà un ruolo importante per la
formazione delle regole europee e per la loro uniforme applicazione
negli ordinamenti nazionali.
In seguito ad accordi internazionali l’Italia svolgerà
il ruolo di Segretariato Generale del CEIOPS, alla cui carica i
supervisor europei hanno chiamato un dirigente dell’Istituto.
A livello nazionale, di primario rilievo è stata l’attività
di redazione del nuovo testo del Codice delle Assicurazioni per
il quale, sulla base della legge n. 229 del 2003 (c.d. legge di
semplificazione) il Ministro delle Attività Produttive ha
prontamente costituito una Commissione di esperti.
Considerato che il precedente Testo Unico risale al 1959, si è
trattato di un lavoro imponente per il quale l’Istituto ha
fornito il suo contributo. Si è provveduto non solo alla
ricognizione delle disposizioni vigenti – si pensi in particolare
alla enorme produzione di normativa comunitaria negli anni intervenuta
- ma anche al loro coordinamento ed aggiornamento rispetto all’evoluzione
del mercato.
Il testo definitivo, una volta tradotto in legge, costituirà
un notevole contributo alla più semplice ed adeguata regolamentazione
del settore.
L’evoluzione dell’attività di vigilanza
Per far fronte ai mutamenti del quadro normativo comunitario e
agli sviluppi gestionali delle imprese del settore, l’Istituto,
assistito da una società di consulenza specializzata di livello
internazionale, dopo mesi di approfondimento della tematica, ha
avviato dal novembre 2003 un progetto per l’ammodernamento
dell’impostazione della vigilanza.
Sul piano operativo, il progetto, che vedrà una prima fase
di confronto con il mercato già nei prossimi mesi, è
stato suddiviso in quattro aree di approfondimento.
La prima si sostanzia nella rivisitazione del set di informazioni
richieste alle imprese e della relativa tempistica di trasmissione
all’Istituto al fine di migliorare ulteriormente l’attività
di prevenzione delle situazioni di criticità aziendali.
La seconda e terza area mirano ad adeguare l’attività
di vigilanza e la relativa base informativa di supporto al mutamento
dello scenario normativo di riferimento, rispettivamente IAS e Solvency
II.
La quarta area ha una matrice più operativa ed è
collegata alla verifica, in sede ispettiva, delle aree di rischio
e delle modalità di gestione delle stesse da parte dei soggetti
vigilati. In questi giorni l’Istituto sta effettuando i primi
accertamenti basati sulla nuova impostazione, avviando una fase
di test i cui esiti, attraverso successive rivisitazioni, condurranno
alla definizione delle ottimali modalità di gestione delle
ispezioni.
Conclusioni
Autorità, Signore e Signori,
abbiamo verificato che pur in presenza di un contesto economico
non facile il mercato assicurativo ha registrato un’ulteriore
fase di crescita accompagnata da risultati positivi confermando
i requisiti di solidità che lo caratterizzano.
È sembrato doveroso evidenziare non solo i limiti ed i margini
di miglioramento ma anche i meriti ed i valori di un mercato che
ha per vocazione primaria l’offerta di certezze di fronte
ai rischi che minano le aspettative della società civile.
Meriti e valori che hanno certamente costituito un presupposto
della rassicurante situazione patrimoniale in cui versa il settore
assicurativo ma è l’insieme delle regole che lo governano
e la vigilanza sull’osservanza delle stesse che forniscono
nel tempo la garanzia più valida per gli assicurati e per
i danneggiati.
Dinanzi a proposte tendenti a disperdere la specificità
dell’impresa assicurativa nel magma indistinto della finanza,
si è ritenuto doveroso richiamare, quasi con puntigliosità,
il complesso delle attività provvedimentali, di controllo
e sanzionatorie svolte dall’Istituto a presidio della solvibilità
delle compagnie, della sostenibilità e della trasparenza
dei prodotti nonché della correttezza di comportamento degli
operatori, in una parola, a tutela dell’utenza.
Non è stato infatti sufficiente che alcuno tra gli assicurati
o i danneggiati subisse il minimo danno a seguito dei recenti default
perché non venisse posto in discussione anche l’assetto
regolamentare della vigilanza assicurativa.
Vigilanza che presuppone una unicità di controlli in ragione
delle incontrovertibili peculiarità del mercato vita e danni,
nel quale la finanza è uno strumento, certamente importante,
ma solo uno strumento per realizzare l’attività tipica
di copertura dei rischi.
Il presunto svincolo dalle norme di trasparenza dei contratti assicurativi
a maggiore contenuto finanziario non corrisponde alla realtà;
le regole ci sono, emanate nel tempo dall’Istituto, regole
che, anzi, anche per questi prodotti hanno ben presente l’inscindibilità
dei due aspetti: trasparenza e qualità; regole la cui applicazione
viene con severità controllata pur con le limitazioni dettate
dalla legislazione di derivazione comunitaria che, ricordo, non
prevede l’obbligo di comunicazione preventiva all’Autorità
di vigilanza delle condizioni di polizza e delle tariffe dei singoli
prodotti.
Un apparato dei controlli unitario, sensibile alle specificità
del settore ed alle attese degli utenti è garanzia di protezione
dei sottoscrittori delle polizze.
Sia chiaro, peraltro, che queste affermazioni non vogliono dire
che il mercato e lo stesso Istituto di vigilanza debbano, quali
sciocchi narcisi, specchiarsi nello stagno dell’autocompiacimento.
Tutt’altro!
L’Istituto non ha esitato a porre in discussione e a cambiare
in modo significativo il proprio assetto organizzativo per svolgere
i suoi compiti con maggiore efficienza ed efficacia, semplificando
anche i rapporti con le imprese.
Le importanti innovazioni che verranno introdotte con l’adozione
degli IAS e l’approvazione delle regole comunitarie in materia
di strumenti di vigilanza prudenziale (Solvency II) ci hanno indotto
a mettere in atto, ben prima che si avviasse il dibattito sulla
tutela del risparmio, un progetto di revisione strategica di più
ampia portata, scaturito dal confronto con gli strumenti tecnici
utilizzati ed in via di evoluzione nei Paesi esteri, sia UE che
extra UE; come detto, la realizzazione del progetto comporterà
uno sforzo notevole sul quale sarà chiamato a breve a confronto
il mercato.
A quest’ultimo sento il dovere di rinnovare un messaggio
forte: di investire sia nel proprio patrimonio umano, disponendone
nella misura necessaria e dedicando allo stesso la formazione più
adeguata, sia nell’unico supporto tecnologico di cui può
avvalersi, la struttura informativa.
Infine, un richiamo all’etica, che deve permeare la gestione
dell’impresa: un valore importante, anzi irrinunciabile, per
ogni settore produttivo ma che per quello assicurativo, chiamato
a garantire il soddisfacimento dell’istanza di sicurezza della
collettività anche a distanza di anni dalla data di sottoscrizione
di un contratto, assume una valenza ancora più inderogabile.
Solo coniugando questo valore con quello ovvio del fine economico
si otterranno i risultati migliori, per le imprese e per l’utenza.
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